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Suicidi in carcere, gli avvocati contro Gratteri: “Analisi superficiale”

Napoli (giovedì, 21 agosto 2025) – È scontro aperto tra la magistratura e l’avvocatura sul tema dei suicidi in carcere. A innescare la polemica, le recenti dichiarazioni del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, secondo cui dietro il caos degli istituti penitenziari italiani vi sarebbe il controllo esercitato da boss mafiosi. Un’interpretazione che non è piaciuta all’Unione delle Camere Penali.

di Marika Ballarò

A replicare duramente è il presidente Francesco Petrelli, che in una nota critica l’impostazione del magistrato: “Indigna che un fenomeno tanto serio venga liquidato con argomentazioni così leggere. Attribuire le responsabilità dei suicidi alla sola presenza di capi criminali all’interno delle carceri – afferma – è una tesi priva di fondamento che distoglie l’attenzione dalle vere cause, ben più profonde e strutturali”.

Secondo Petrelli, le condizioni disumane in cui versano molte strutture penitenziarie, l’assenza di supporto psicologico e la carenza di personale qualificato sarebbero i veri motori di una crisi che, solo nel 2025, ha già portato a decine di morti autoindotte dietro le sbarre. “La realtà – continua – è sotto gli occhi di tutti: la disperazione che conduce al suicidio nasce dal degrado ambientale e istituzionale, non dalle presunte gerarchie criminali”.

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Last modified: Agosto 22, 2025
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