Napoli ( martedì, 30 settembre 2025)– Migliaia di ricercatori universitari assunti con fondi PNRR rischiano di essere espulsi dal sistema accademico italiano tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, a causa della mancata programmazione di percorsi di stabilizzazione e dell’assenza di strumenti contrattuali alternativi. A lanciare l’allarme è il Comitato nazionale di coordinamento dei ricercatori Rtda-Pnrr, che in una lettera indirizzata ai rettori degli atenei campani denuncia la situazione di estrema precarietà in cui versano.
di Marika Ballarò
I ricercatori a tempo determinato di tipo A (Rtda), assunti grazie alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, rappresentano un investimento importante in termini di competenze e formazione. Tuttavia, con l’avvicinarsi della scadenza dei contratti, molti di loro si trovano senza prospettive occupazionali concrete, a causa della scarsità di bandi per posizioni da ricercatore tenure track (Rtt) e dell’assenza di nuove tipologie contrattuali per chi ha già avuto incarichi da Rtda.
La criticità è aggravata dalla mancata emanazione dei decreti attuativi per i contratti post-doc e dall’interpretazione restrittiva adottata da alcuni atenei, che impedisce ai ricercatori con un passato da Rtda di partecipare a nuovi bandi di ricerca. Il rischio, evidenzia il comitato, è che professionisti con anni di esperienza in Italia e all’estero vengano definitivamente esclusi dal mondo universitario.
Per evitare quella che viene definita una “perdita irreparabile di capitale umano”, i ricercatori chiedono un intervento urgente delle università e del Ministero dell’Università e della Ricerca. In particolare, viene richiesto che:
- Le risorse previste dal Fondo di Finanziamento Ordinario 2025 e i punti organico disponibili siano utilizzati prioritariamente per bandire posti da Rtt, seguendo l’esempio virtuoso di alcuni atenei;
- I fondi residui e i ritorni economici derivanti dai progetti PNRR – attesi a inizio 2026 – siano destinati a prorogare i contratti in scadenza o a finanziare nuove opportunità di ricerca, non solo per gli Rtda ma anche per dottorandi, borsisti, assegnisti e personale tecnico-amministrativo precario.
Il comitato conclude il proprio appello auspicando un confronto costruttivo con i vertici accademici per evitare che il sistema universitario italiano disperda un patrimonio di competenze costruito grazie a risorse pubbliche e impegno individuale.
Last modified: Ottobre 1, 2025
